PROGETTO - "TESSERE LA LIBERTA'"

TESSERE LA LIBERTA'

Un volano per superare l'inerzia e dare futuro
alle donne Saharawi

Si tratta di un progetto di formazione professionale per migliorare e qualificare la tradizione tessile, rivolto alle donne della UNMS (Unione nazionale donne saharawi) e della scuola femminile di Dajla, uno dei campi profughi nel deserto algerino.
Questo gruppo di riferimento, che ha assimilato con soddisfazione il corso di formazione precedente, si è reso disponibile e ha proposto di continuare tale esperienza, con l’obbiettivo di sviluppare la produzione artigianale e l’organizzazione della linea di lavoro. È importante quindi dare continuità a tale progetto per permettere alle donne Saharawi di uscire dall’isolamento e dall’assistenzialismo attraverso il progetto dare l’opportunità di:

  • Formare esperti artigiane che possano essere conduttrici di laboratori, e sviluppare la creatività delle donne nella tecnica della tessitura.

  • Formare esperte nelle nuove tecniche di comunicazione.

  • Migliorare la dotazione tecnica della scuola e del laboratorio dell’Unione Nazionale Donne Saharawi, fornendo un’attrezzatura nuova, un ufficio e uno spazio di vendita.

  • Valorizzare prodotti fatti dalle donne che possano essere inseriti nel mercato locale e internazionale.

  • Acquisire in loco le materie prime di qualità per lavorare.

  • Sostenere le donne e le loro cooperative con un programma di microcredito.

I principi su cui si fonda il percorso formativo sono:

  • Gestione del laboratorio a cura di una cooperativa di donne saharawi, da costituire. La forma cooperativa consente, infatti, nella fase attuale, di distribuire equamente fra le donne socie, che lavorano con varie mansioni, le eventuali risorse conseguite dalla produzione;

  • Impiego di competenze e di lavoro sia artigiano, che organizzativo e di marketing, con la finalità sia di mettere in atto un percorso formativo completo, da riutilizzare in futuro una volta ritornati nei propri territori liberati, ma anche da assicurare fin da ora qualche redditività dall’attività artigiana;

  • Scelta dei prodotti che possano essere più facilmente utilizzati sia per uso interno (sostituzione della produzione agli acquisti di prodotti importati); sia per la vendita in loco a stranieri, utilizzando così percorsi agevolati, quali le delegazioni e le visite di stranieri presso i campi; sia, infine, sul mercato equo e solidale, per commesse di sostenitori saharawi all’estero; ciò contribuirebbe a dare visibilità e diffondere la causa Saharawi all’estero;

  • Reperimento del capitale attraverso il microcredito (che deve gradualmente sostituire il sussidio).